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Comunione e servizio della Chiesa nelle istituzioni sanitarie - 04/12/2002

LA CAPPELLANIA OSPEDALIERA:
comunione e servizio della Chiesa nelle istituzioni sanitarie

UNA ICONA BIBLICA: un popolo cammina con Dio che si fa vedere solo di spalle
Nel cammino di liberazione dall?Egitto verso la Terra Promessa, il popolo di Dio conosce momenti esaltanti in cui tocca con mano la prossimit? benevola di Jahv?, come il passaggio del Mare dei Giunchi (o Mar Rosso), e momenti difficili in cui viene spezzato il rapporto col Signore, come quando si stanca di attendere Mos? salito sul monte Sinai per ricevere le Dieci Parole di vita e si costruisce il suo Vitello d?oro. Sappiamo la dura reazione dello stesso Mos? di fronte a questo peccato inaudito e la grande delusione che prova Dio.
In questo contesto si comprende il successivo incontro tra l?Uno e l?altro, come ? riportato nel libro dell?Esodo:

Mos? disse al Signore: "Vedi, tu mi ordini: Fa? salire questo popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai detto: Ti ho conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai miei occhi. 13Ora, se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi, indicami la tua via, cos? che io ti conosca, e trovi grazia ai tuoi occhi; considera che questa gente ? il tuo popolo".
14Rispose: "Io camminer? con voi e ti dar? riposo". 15Riprese: "Se tu non camminerai con noi, non farci salire di qui. 16Come si sapr? dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il tuo popolo, se non nel fatto che tu cammini con noi? Cos? saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla terra".
17Disse il Signore a Mos?: "Anche quanto hai detto io far?, perch? hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome".
18Gli disse: "Mostrami la tua Gloria!".
19Rispose: "Far? passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamer? il mio nome: Signore, davanti a te. Far? grazia a chi vorr? far grazia e avr? misericordia di chi vorr? aver misericordia". 20Soggiunse: "Ma tu non potrai vedere il mio volto, perch? nessun uomo pu? vedermi e restare vivo".
21Aggiunse il Signore: "Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: 22quando passer? la mia Gloria, io ti porr? nella cavit? della rupe e ti coprir? con la mano finch? sar? passato. 23Poi toglier? la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si pu? vedere" (Es 33, 12 ? 23).

A me sembra che questo colloquio tra Dio e il suo servo Mos? costituisca una bella icona che illustra bene l?identit? della Chiesa: essa ? il nuovo popolo di Dio che ha trovato grazia dinanzi ai suoi occhi (vv.13.15), non ? mai sola nel cammino della storia tra mille peripezie (vv.14-15), pu? vedere Dio solo di spalle, cio? quando ? gi? passato ed ha sperimentato la sua misericordia.
Oso applicare questa icona anche alla realt? della Cappellania ospedaliera: questa ? una nuova forma di espressione di vita e di servizio nelle istituzioni sanitarie, incarna in modo originale l?ecclesiologia di comunione nata dal Concilio Vaticano II e potr? essere compresa in modo pi? chiaro e completo quando si moltiplicheranno le esperienze in atto, si potr? fare un confronto e nascer? un modello d?ispirazione comune.
Pertanto la mia relazione si propone di presentare la realt? della Cappellania ospedaliera in tre parti:
- nella prima illustrer? l?identit? della Cappellania ospedaliera, sottolineandone il contesto in cui ? nata e la sua novit? ecclesiale;
- nella seconda presenter? gli obiettivi ed i componenti della Cappellania, una comunit? chiamata alla koinonia e alla diakonia nel mondo sanitario;
- nella terza racconter? l?esperienza di una Cappellania, caratterizzata da un ministero pastorale realizzato con progettualit? e lavoro d??quipe.
Nel mio intervento cercher? di coniugare contemporaneamente sia i valori teologici che stanno alla base della ecclesiologia di comunione della Cappellania ospedaliera sia l?esperienza che sto vivendo in prima persona presso l?Azienda ospedaliera ?Ospedale Policlinico Consorziale? di Bari da circa tre anni. In tal modo non parler? di astratta teoria, ma mi sforzer? di essere testimone di un cammino impegnativo ed esaltante insieme.


PARTE PRIMA:
La Cappellania ospedaliera come novit? ecclesiale nelle istituzioni sanitarie.

Il nome di ?Cappellania? ? brutto, ma?
Il nome di Cappellania ospedaliera appare per la prima volta in un documento ecclesiale nella Nota: La pastorale della salute nella chiesa italiana ? Linee di pastorale sanitaria, prodotto dalla Consulta nazionale della CEI per la pastorale della sanit? (30 marzo 1989). Nei numeri 79 ? 80 se ne d? una definizione, si elencano i possibili componenti e si delineano i principali obiettivi.
Ma, ad onor del vero, i cappellani pi? attenti alle esperienze europee e pi? sensibili all?evoluzione del mondo della societ?, della sanit? e della comunit? ecclesiale gi? usavano tale termine e si provavano a realizzare i primi tentativi di coinvolgimento dei laici nella pastorale ospedaliera (per ricordarne uno: P. Stefano Bambini in data 15/2 1985 presentava al Presidente della XIII USL ? GE/4 il progetto della Cappellania, costituito da ).
Vi devo confessare che l?appellativo di ?Cappellania ospedaliera? all?inizio non mi piaceva per nulla, perch? il suo riferimento esplicito al luogo di culto mi sembrava restringesse gli ambiti della sua azione pastorale al sacro e allo spirituale. Ma mi ? cominciato a piacere da quando ho scoperto che etimologicamente ?cappellania? deriva da ?cappella? e che quest?ultimo nome nel latino medioevale ? un diminutivo di ?cappa? (pare che in origine designasse il luogo ove si conservava una reliquia della cappa ? mantello di san Martino di Tours).
La Cappellania, che si rapporta al gesto di un santo il quale divide il suo mantello in due parti per donarne una al povero che gli chiedeva l?elemosina, pu? rappresentare la comunit? cristiana che conserva ed incarna la memoria storica di un impegno di carit? verso i sofferenti in genere ed i malati in particolare.

La confluenza provvidenziale di tre eventi kairologici
Al di l? del nome, la nascita della Cappellania ospedaliera va compresa alla luce di tre eventi kairologici degli ultimi quarant?anni: la celebrazione del Concilio ecumenico Vaticano II negli anni sessanta, l?evoluzione della Sanit? italiana iniziato negli anni settanta e il rinnovamento della pastorale sanitaria maturato negli anni ottanta - novanta.
Essi possono essere veramente considerati autentici momenti di grazia divina, tempi particolari dello Spirito, appuntamenti nodali della storia salvifica, perch? sono stati ?sconvolgenti? della vita ecclesiale e della societ? contemporanea. E sono risultati decisivi per far maturare una presenza nuova ed originale di Chiesa nelle istituzioni sanitarie.

1 - Il Concilio Vaticano II
La celebrazione del Concilio ecumenico Vaticano II ? unanimemente considerata il fatto pi? importante e fruttuoso della Chiesa del secolo XX, la quale ha compiuto un grande esame di coscienza sia nei confronti della propria identit? che della propria missione: ha aperto una strada di rinnovamento della vita cristiana che ancora non si ? espresso in tutta la sua potenzialit?.
I semi di novit? collocati nel terreno della comunit? cristiana sono maturati nella autocomprensione di popolo di Dio, nel rinnovamento liturgico, nella riscoperta della Parola di Dio, nella valorizzazione dei laici, nel cammino ecumenico, nella teologia della comunione e della corresponsabilit??
Dai tanti testi prodotti traggo due solenni e quasi programmatiche affermazioni conciliari, che sono illuminanti in se stesse e acquistano un particolare valore e significato per l?atteggiamento della Chiesa verso chi soffre ed il mondo ospedaliero.
La prima si trova nella Costituzione pastorale ?La Chiesa e il mondo contemporaneo?:
(Gaudium et spes ? La Chiesa nel mondo contemporaneo, n. 1).
La seconda ? contenuta in uno dei messaggi finali del Concilio all?umanit?:
A voi tutti che sentite pi? pesantemente il gravame della Croce, voi che siete poveri e abbandonati, voi che piangete, voi che siete perseguitati per la giustizia, voi attorniati dal silenzio, voi gli sconosciuti del dolore, riprendete coraggio:?voi siete chiamati da Cristo, la sua vivente e trasparente immagine. In suo nome, il Concilio vi saluta con amore, vi ringrazia, vi assicura l?amicizia e l?assistenza della Chiesa e vi benedice> (Ai poveri, agli ammalati, a tutti coloro che soffrono ? Messaggi del Concilio all?umanit?).
In ambedue i testi gi? si intravede il nuovo linguaggio ecclesiale caratterizzato da profonda tenerezza e da una spiritualit? biblico-evangelica, la coscienza della comunit? cristiana chiamata ad essere particolarmente attenta verso le membra sofferenti del corpo di Cristo, il servizio ai malati come missione di tutti i componenti del popolo di Dio, la rinnovata teologia della Croce radicata nel mistero pasquale, la futura pastorale della salute nei luoghi di ricovero e nel territorio caratterizzata dalla presenza solidale e sanante, dalla promozione umana dei sofferenti e dalla umanizzazione dei luoghi sanitari, dall?evangelizzazione dell?amore redentivo verso l?umanit?.

2 ? L?evoluzione della Sanit? in Italia
Con l?istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (cfr. Legge n. 833/1978) ? iniziato un cammino di cambiamento della Sanit? italiana, segnata da preziose opportunit? e da notevoli rischi.
E? sufficiente ricordare tra le prime: l?uguaglianza dei cittadini nell?assistenza sanitaria estesa a tutti, il riconoscimento giuridico dell?assistenza religiosa nei luoghi di cura, la scoperta del contributo del volontariato ai fini istituzionali dell?assistenza, l?importanza data alla prevenzione, l?istituzione dei presidi sanitari nel territorio, l?accresciuto impegno dello stato verso la salute attraverso numerosi interventi legislativi e grandi investimenti di risorse,?
Purtroppo non mancano i pericoli seri: la politicizzazione nella scelta dei responsabili delle istituzioni sanitarie, le lentezze burocratiche e l?inefficienza nei confronti degli utenti, la carenza di umanizzazione degli ambienti e dei rapporti, la moltiplicazione dei casi di mala sanit?, l?aziendalizzazione ospedaliera e sanitaria e il primo posto dato alla filosofia imprenditoriale nella cura dei malati, gli enormi interrogativi etici posti dalla ricerca e dalla sperimentazione clinica,?
Come le varie forze operanti nella societ?, anche la Chiesa ? chiamata ad offrire il suo contributo originale per il rispetto della dignit? dell?uomo, per la tutela della salute, per un autentico progresso della societ?, per la difesa della vita e per il significato della morte, per l?assistenza spirituale e religiosa dei malati e dei loro familiari, per nuove risposte ai nuovi interrogativi etici,?
Il mondo della sanit? oggi si trova ad uno svincolo cruciale della storia dell?umanit?: i cristiani possono e debbono inserirsi nelle trame pi? significative della riforma sanitaria ancora in atto per sostanziare di valori evangelici le leggi, i servizi, i luoghi e gli operatori.
La comunit? cristiana, sia quella parrocchiale che quella ospedaliera, attraverso l?opera dei presbiteri, dei diaconi, dei religiosi e delle religiose, delle donne e degli uomini hanno una opportunit? unica per contribuire a rinnovare positivamente il mondo della salute e gli ambienti ospedalieri.
In questo modo le sfide dei mutamenti della sanit? diventano per i cristiani autentiche pro - vocazioni dello Spirito ad un rinnovato impegno per la salute e per i malati: sta crescendo la sensibilit? e l?attenzione per una nuova pastorale di presenza solidale e di accompagnamento.

3 - Il cammino della nuova pastorale della salute
Gli orizzonti della pastorale della salute si sono enormemente ampliati negli ultimi vent?anni mediante un cammino di rinnovamento percorso con l?aiuto degli interventi magisteriali, dei nuovi organismi e delle iniziative pastorali.

- Interventi magisteriali
Tre documenti possono essere considerati la magna charta della nuova pastorale della salute:
- La Salvifici doloris (1984), lettera apostolica sul significato cristiano della sofferenza umana, che per la prima volta presenta in modo organico ed in un unico scritto il mondo dell?umana sofferenza, la visione cristiana del dolore, la sofferenza vinta dall?amore in Ges? Cristo, la teologia della croce e la partecipazione dei credenti alle sofferenze di Cristo, il vangelo della sofferenza e l?impegno da ?buon Samaritano? della comunit? cristiana verso i malati.
Non vi mancano indicazioni precise di approccio al mistero del dolore e di accostamento al malato: (n. 4); (n.31); (n.13); (n.13).
Prezioso risulta poi l?itinerario psicologico e spirituale del cristiano durante l?esperienza della malattia, che viene descritto nelle sue tappe graduali, dalla protesta alla scoperta di una vocazione (n.26).
- La Christifideles laici (1988), esortazione apostolica postsinodale su vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo, che a chiare lettere propone . Essa elenca le caratteristiche della nuova pastorale della salute: (n.54).
Lo stesso documento aggiunge alcune sottolineature importantissime della pastorale sanitaria: il coinvolgimento di tutte le componenti del popolo di Dio, il malato come soggetto di pastorale, la novit? della buona novella della Chiesa da far risuonare all?interno di societ? e di culture, la credibilit? del vangelo attraverso la testimonianza della carit?.
- La pastorale della salute nella chiesa italiana (1989), la Nota preparata dalla Consulta nazionale della CEI per la pastorale della sanit?, che contiene le linee di pastorale sanitaria. Questo documento sviluppa il fondamento e la motivazione della pastorale sanitaria, ne elenca i soggetti e gli organismi di animazione e di comunione.

- Nuovi organismi
Insieme agli interventi magisteriali e pastorali sono sorti i nuovi organismi della pastorale sanitaria con il triplice compito della comunione, animazione e formazione. Un loro ideale organigramma pu? essere articolato nel modo seguente:
Il Pontificio Consiglio per la pastorale della salute ? stato istituito l'11 febbraio 1985 col motu proprio "Dolentium Hominum". Esso ha la funzione di coordinamento di tutte le istituzioni sanitarie cattoliche, religiose e laiche, impegnate nel servizio e nella pastorale degli infermi, ma si propone anche lo studio e l'attenzione ai problemi del mondo sanitario.
L'Ufficio nazionale per la pastorale della Sanit?, istituito dalla CEI nel settembre del 1996, ha il compito di promozione della pastorale sanitaria quale dimensione di quella ordinaria della comunit? cristiana. La Consulta nazionale per la pastorale della Sanit? ? nata negli anni '60, con un'intensa attivit? negli anni '80 - '90. Negli ultimi anni svolge il lavoro in sinergia con l'Ufficio nazionale.
Gli Uffici e le Consulte per la pastorale della sanit?, quelli regionali e quelli diocesani, si sono moltiplicati nell'ultimo decennio: ogni regione e ogni Chiesa locale hanno una data di nascita e una propria storia, con un cammino diverso di programmi nel proprio territorio.

- Iniziative pastorali e nuovi operatori
Sono sorte contemporaneamente iniziative pastorali per promuovere la crescita della coscienza della comunit? cristiana per la nuova pastorale sanitaria:
L'istituzione della Giornata mondiale del malato da parte di Giovanni Paolo II (3 maggio 1992) si sta rivelando una felice intuizione. Essa sta trovando un'accoglienza sempre maggiore nelle parrocchie e negli ospedali ed i frutti di sensibilizzazione della comunit? cristiana alle problematiche della salute e dei malati gi? sono evidenti.
Nuove e specifiche opportunit? formative sono state create per gli operatori pastorali sanitari. Gi? nel 1987 nasceva l'Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria Camillianum di Roma, che offre una formazione teologica a livello accademico. In seguito sono nati i Centri di formazione di pastorale sanitaria, che propongono programmi formativi con i corsi di Educazione Pastorale Clinica e di iniziazione al dialogo e alla relazione di aiuto. Infine si sono moltiplicate le Scuole di pastorale sanitaria con un programma biennale di 200 ore ed un piano di studio ben articolato.
E? stata data una forte spinta alla promozione del volontariato sociosanitario: i volontari pastorali, "vero segno dei tempi", possono essere considerati a tutti gli effetti veri operai nella vigna del Signore, svolgendo opera di preevangelizzazione e di evangelizzazione nel mondo della sofferenza, tra gli anziani, i portatori di handicap, i nuovi malati, i malati in fase terminale...
Nello stesso tempo si sono moltiplicate le figure degli operatori pastorali sanitari che incarnano e rivelano, in modo pi? completo, sia il volto della Chiesa che quello di Dio: il diacono, la religiosa e il religioso non chierico, il ministro straordinario della Comunione eucaristica, la donna sposata o meno come operatrice pastorale.



Nascita della Cappellania ospedaliera
In questo cammino socio - ecclesiale si colloca la novit? della Cappellania ospedaliera, comunit? stabile di servizio religioso nel mondo sanitario.. La Nota CEI su ricordata, per la prima volta in un documento ufficiale, ne proponeva timidamente l?istituzione, dandone una prima definizione: (nn. 79-80).
Essa non costituisce un semplice organismo di collaborazione alla missione evangelizzatrice della comunit? cristiana nella pastorale di una istituzione sanitaria, come ? il ?consiglio pastorale ospedaliero?: da esso si differenzia in modo sostanziale. Non ? nemmeno uno strumento transitorio di partecipazione alla comune responsabilit? pastorale dei malati nelle Aziende sanitarie - ospedaliere per un?azione suppletiva richiesta dall?invecchiamento dei cappellani ospedalieri o dalla scarsit? delle vocazioni alla vita consacrata.
Essa nasce dalla nuova ecclesiologia di comunione del Vaticano II, che vuole che tutti i credenti in forza del loro battesimo si sentano corresponsabili nell?assunzione degli impegni della loro vocazione e missione: quelli della koinonia, della martyria, della diaconia.
La Cappellania ospedaliera s?impone oggi nella vita della Chiesa per la sua originalit? sotto l?aspetto teologico, ecclesiale, civile e sanitario. La riscoperta della Trinit? nell?esperienza spirituale, l?ecclesiologia di comunione, l?incontro ed il confronto delle etnie e delle religioni, la trasformazione del mondo ospedaliero e la moltiplicazione dei suoi problemi, le accresciute attese del malato hanno accelerato il processo di convinzione che non ? pi? possibile sostenere la figura isolata del cappellano negli ospedali, la cui presenza ed azione ? resa sempre pi? problematica.
Ha ragione mons. Elio Sgreccia quando arriva ad affermare: .
E? vero che da una tradizione plurisecolare che perdura fino ai nostri giorni siamo abituati ad una pastorale svolta dal solo sacerdote attento ad assicurare principalmente i sacramenti ai malati e magari anche dalla suora caposala, che ?spinge? i degenti alla recita del rosario o si preoccupa di assicurare l?olio ai morenti. Ma ? anche vero che uno Spirito di Pentecoste sta soffiando nella Chiesa per convertire l?intero popolo di Dio alla corresponsabilit? pastorale, alla nuova evangelizzazione, al coraggio della testimonianza profetica nei luoghi dove il mistero del dolore si incontra e si scontra col mistero della Croce.
La strada della sperimentazione della Cappellania ospedaliera permette di verificare e di incarnare il modello di una comunit? tutta ministeriale tesa tra la fedelt? ad un servizio evangelico plurisecolare e la creativit? attenta ai segni dei tempi. E? ancora molto giovane la realt? e l?esperienza della Cappellania negli ospedali italiani. Manca ancora una riflessione teologica adeguata che siamo chiamati a realizzare tutti insieme.
Per? sono fermamente convinto che essa abbia una vera carica innovativa della pastorale della salute, perch? per la prima volta non solo teoricamente, ma anche concretamente sono valorizzate tutte le componenti del popolo di Dio nella ministerialit? verso i malati e tutto il mondo sanitario: presbitero, diacono, consacrati e consacrate, laici e laiche.
Nella dinamica di una Chiesa, icona della Trinit?, ciascun componente della Cappellania, nella sua unicit? e nella relazione con gli altri, ? chiamato a rivelare il volto paterno e materno di Dio.



PARTE SECONDA:
La Cappellania ospedaliera, una comunit? chiamata alla koinonia e alla diakonia.

La Cappellania ospedaliera non nasce improvvisamente negli anni novanta, ma ? come abbiamo visto nella prima parte ? ? stata preparata gradualmente ed ? frutto di maturazione di una coscienza ecclesiale.
Da una parte ? necessario ricordare che ? stato lo stesso Ges? a lasciare ai suoi discepoli il mandato della evangelizzazione, di cui la cura degli infermi costituisce un elemento essenziale: (Mc 16, 18).
Dall?altra parte ? utile sapere che la Chiesa ha alle spalle una storia bimillenaria di carit? e di servizio per i malati, attraverso l?impegno dei singoli cristiani e le intuizioni rivoluzionarie di santi che hanno contribuito al rinnovamento del mondo della sanit? nei secoli.
Oggi con la voce, lo scritto e la vita Giovanni Paolo II pu? affermare categoricamente: ( Salvifici doloris, n. 3).

Fondamento teologico
La Cappellania diventa l?icona di una comunit? intera, che vuole cercare, incontrare e servire l?uomo nel tempo e nei luoghi della sofferenza e della malattia. Due sono gli elementi che caratterizzano la sua fisionomia: la comunione e il servizio. La prima ? fondata sulla comune vocazione battesimale; il secondo sulla diversit? dei ministeri.
Essa diventa un?incarnazione storica della teologia paolina dell?unit? dello spirito (Ef 4,1-7) e della variet? dei carismi o ?doni spirituali? (1 Cor 12-14). A ragione pu? dire di se stessa e dei suoi componenti: . E contemporaneamente pu? aggiungere:.
Negli anni del dopo Concilio, di mano in mano, si sono approfonditi gli elementi della ecclesiologia di comunione e la specificit? dei rispettivi componenti del popolo di Dio: si ? riflettuto sulla identit? del presbitero, si ? riscoperta la figura del diacono, ? cresciuta la teologia del laicato, ? stata riconsiderata la vita consacrata, sono stati valorizzati i ministeri non istituiti, si ? data attenzione al ?genio femminile?.
La Cappellania ospedaliera ? la comunit? cristiana che li ha riuniti tutti in se stessa, formando un originale mosaico della misericordia nelle istituzioni sanitarie.

Obiettivi e compiti dell?azione pastorale
In modo generale, nella gi? citata Nota della CEI, sono ricordati i compiti e gli obiettivi principali della Cappellania ospedaliera: diventare segno visibile di un?azione missionaria; essere luogo ed espressione della tenerezza di Dio; promuovere e coordinare le forze cristiane presenti nella comunit? ospedaliera; animare i cristiani del territorio nella promozione della salute e nell?assistenza dei malati (cfr. n.81).
Pi? concretamente, essa pu? e deve impegnarsi nel raggiungimento delle seguenti finalit? dirette ai tre ambiti classici della pastorale :
- la testimonianza della carit?: visitare i malati nei reparti, in giorni ed orari ben definiti, per ascoltarli, confortarli, aiutarli nei loro bisogni fisici, psicologici e spirituali;
- la celebrazione della liturgia: vivere e far vivere una vita liturgica e spirituale, come singoli e come comunit? di credenti, scandita sull?anno liturgico e fondata sul mistero pasquale; portare la Comunione ai malati e preparare gli stessi a ricevere gli altri sacramenti;
- quello della evangelizzazione: proporre momenti di catechesi e di formazione del personale con iniziative opportune.
Quando ? stata istituita la Cappellania ospedaliera del Policlinico di Bari abbiamo specificato meglio all?Arcivescovo del tempo e al Direttore dell?Azienda ospedaliera ulteriori traguardi di presenza e di proposte operative nei seguenti termini:
- La collaborazione con le parrocchie vicine prender? corpo attraverso la presentazione di piccoli progetti di interazione tra la comunit? ospedaliera e la comunit? cristiana del territorio.
- Il tirocinio pastorale dei seminaristi cappuccini della facolt? di teologia permetter? di conoscere concretamente il mondo della sofferenza e di allargare gli orizzonti apostolici dei futuri sacerdoti.
- La ricerca scientifica degli alunni della Scuola di pastorale sanitaria della diocesi trover? spazio fecondo nei reparti del Policlinico con l?approccio ai malati di diverse patologie e con problematiche umane e spirituali pi? ampie.
- Il contributo all?umanizzazione delle strutture e degli operatori sanitari si concretizzer? con la proposta di Corsi di iniziazione al dialogo e alla relazione di aiuto agli studenti della facolt? di medicina e chirurgia ed ai medici specializzanti.
- Il coinvolgimento della Cappellania nei problemi etici della ricerca e della sperimentazione dei farmaci richieder? la presenza di un assistente religioso nel comitato etico dell?Azienda per difendere i diritti del malato.
- L?animazione e la formazione del volontariato ospedaliero all?interno del Policlinico stimoler? il contributo concreto dei cristiani nella promozione della salute e nella testimonianza della carit? nel mondo della sofferenza .
- L?attenzione ai familiari dei malati, soprattutto per coloro che vengono da lontano, spinger? la cappellania a creare punti di accoglienza presso le comunit? parrocchiali per offrire loro gratuitamente un alloggio e un segno tangibile di premurosa attenzione ai loro bisogni.

I molteplici operatori pastorali per un mosaico della misericordia divina
Gli operatori effettivi della Cappellania ospedaliera possono essere individuati nelle seguenti figure:
- Il Sacerdote, diocesano e/o religioso - Proprio nella Nota della CEI (nn 38?42) ? stata abbozzata la nuova figura del cappellano ospedaliero o assistente spirituale. E? definito come il sacerdote al quale, a nome del vescovo, ?viene affidata in modo stabile la cura pastorale di quel particolare gruppo di fedeli, costituito dai malati e loro familiari e dagli operatori sanitari?. Quindi non uno a mezzo servizio, o con interventi episodici, ma un pastore che si dedica primariamente e pienamente allo specifico ministero della comunit? sanitaria.
Poi sono ricordati i suoi compiti fondamentali, che sono essenzialmente due: annunciare la buona novella e comunicare l?amore redentivo di Cristo a quanti soffrono nel corpo e nello spirito le conseguenze della condizione finita dell?uomo, accompagnandoli con amore solidale; guidare la comunit? cristiana ad aprirsi a forme creative di pastorale sanitaria
Sono indicati anche i requisiti principali richiesti per svolgere in modo fruttuoso ed adeguato quanto gli viene richiesto: una calda umanit?, una profonda spiritualit?, una competenza e preparazione professionali, la conoscenza degli elementi basilari della psicologia del malato, la capacit? di stabilire relazioni significative con chi soffre, la capacit? di praticare un valida collaborazione interdisciplinare.
Infine sono indicati gli ambiti operativi che si aprono oggi nell?ospedale al cappellano: accompagnamento pastorale del malato, rispettando i suoi bisogni ed i suoi tempi per proporgli il conforto e la speranza che vengono dalla parola di Dio, dalla preghiera e dai sacramenti; azione tesa a risvegliare ed a sintonizzare tutte le forze cristiane presenti nell?ospedale, anche quelle potenziali e latenti; cura pastorale del personale ospedaliero; coinvolgimento nei progetti tesi a rendere pi? umano il clima dell?istituzione; presenza e contributo nel comitato etico; insegnamento dell?etica professionale, acquisendo i titoli accademici per farlo; animazione della pastorale sanitaria nel territorio; promozione e formazione del volontariato.
E' importante fare chiarezza su un punto essenziale: nella Cappellania ospedaliera il presbitero continuer? ad avere un ruolo fondamentale.
Il Sacerdote (A. Brusco).
- Il Diacono - Il ministero diaconale permanente sta conoscendo una vera primavera. Riscoperto subito dopo il Concilio ecumenico Vaticano II, in questi anni si sono moltiplicati il numero dei diaconi e gli impegni pastorali nei vari ambiti operativi. Si sta tentando di fare una valutazione globale alla luce dell'esperienza.
(R. Messina).
Ampio ? il campo d'azione aperto per i diaconi nell?ambito sanitario: oltre ai compiti della umanizzazione e della evangelizzazione, possono presiedere le esequie dei defunti, celebrare i sacramenti del Battesimo e del Matrimonio, animare e guidare una liturgia della Parola, annunciare la Parola di Dio. Si discute sul piano teologico circa il soggetto od i soggetti della celebrazione dell'unzione degli infermi. Ci sono opinioni e richieste che questo sacramento possa essere conferito dal Diacono permanente o addirittura dai laici. Ma la disciplina canonica attuale lo vieta espressamente: (Codice di Diritto Canonico, can. 1003, ? 1).
- La religiosa - Le suore, nel ruolo di infermiera e di caposala, hanno scritto numerose pagine nella storia della carit? della Chiesa, preoccupandosi contemporaneamente dei bisogni spirituali dei malati, soprattutto con la proposta sacramentale.
Con la Cappellania oggi anche alle suore, sia a quelle in et? pensionabile, sia alle giovani, si aprono le porte della pastorale sanitaria. Non mancano in Italia esperienze, che potremmo qualificare "pionieristiche", di religiose che, avendo conseguito un titolo accademico in teologia pastorale sanitaria, svolgono a livello ordinario il compito di operatori pastorali sanitari. Hanno ricevuto dal Vescovo diocesano il mandato giuridico e certamente non svolgono opera di supplenza nelle corsie. La conoscenza di queste esperienze, ancora sconosciute anche dalla quasi totalit? delle Superiore Maggiori e Generali, diverrebbe uno stimolo, infonderebbe maggior coraggio ed alimenterebbe la speranza a tentare nuovi ed entusiasmanti percorsi di impegno pastorale.
- Il laico - Come gi? avvenuto nel mondo scolastico per l'insegnamento della religione cattolica, anche nel mondo sanitario, nel futuro pi? o meno prossimo, si apriranno spazi operativi sempre pi? ampi per cristiani laici, uomini e donne, sposati o meno.
Spesso la figura di un laico favorisce l'apertura e la confidenza di problematiche che fanno fatica ad emergere di fronte ad un sacerdote. Una mamma di famiglia sapr? trovare strade di approccio umano e spirituale, nei reparti di ostetricia - ginecologia ed in quelli di pediatria, attingendo dalla sensibilit? del suo cuore materno e dalle intuizioni del suo "genio" femminile. Gli stessi sacerdoti cappellani, dal contributo laicale avranno una vasta gamma di possibilit? di far emergere e di integrare positivamente l'animus maschile e l'anima femminile della loro personalit?.
Gi? ? stato istituito per i laici il ministero straordinario della Comunione eucaristica, che trova un terreno privilegiato e profondo di operativit? con i malati.
I laici, uomini e donne, non saranno destinati a compiti di pura manovalanza o di semplici chierichetti ornamentali, ma avranno uno spazio rilevante proprio di corresponsabilit?. Per fare qualche esemplificazione, ricordo alcuni compiti che essi possono svolgere: visitare i malati dei reparti assegnati nella suddivisione dei compiti; portare loro, a giorni prefissati, la Comunione eucaristica inserita in una liturgia della Parola; presiedere alle preghiere per la raccomandazione dell'anima; partecipare attivamente alle celebrazioni eucaristiche.


PARTE TERZA:
La Cappellania, un modello di lavoro progettuale e d??quipe

E? noto il racconto sapienziale dei due bambini che giocano sulla spiaggia del mare. Alla domanda su cosa stiano facendo, il primo risponde: , mentre il secondo specifica: . Il messaggio ? chiaro: Non ? sufficiente lavorare molto, ma ? indispensabile lavorare insieme e con finalit? chiare.
Sia nel mondo sociale che in quello ecclesiale oggi si sente sempre pi? il bisogno di non lavorare da soli e improvvisando, perch? solo l?impegno comune e progettuale porta risultati innovativi e soddisfacenti.
L?esperienza ? sotto gli occhi di tutti: la ricerca scientifica, l?organizzazione aziendale, le sperimentazioni in medicina, le cooperative di servizi si caratterizzano per lo sforzo di unire insieme le forze e le professionalit? di ciascuno per raggiungere gli scopi prefissati. Il lavoro d??quipe e la progettualit? sono oggi un?urgenza pastorale per tutte le comunit? cristiane, soprattutto per la Cappellania ospedaliera.

Le spinte della Chiesa italiana a lavorare insieme
La Conferenza Episcopale Italiana (CEI), nella Nota pi? volte citata, a pi? riprese sollecitava gli operatori pastorali sanitari ad aprirsi ad un nuovo stile di azione pastorale, caratterizzata dalla progettualit? e dal lavoro d?insieme.
Proprio nella premessa citando il Papa, si ricordava che (n.3). E tra gli obiettivi della stessa pastorale si rimarcava quello di (n.20).
Da una parte si affermava che la comunit? cristiana deve preoccuparsi di , dall?altra parte si ribadiva che gli operatori sanitari e pastorali, (n. 21).
Pi? concretamente: negli ambienti ospedalieri e nel territorio i pastori ed i laici sono chiamati a convertirsi alla collaborazione e alla corresponsabilit?. Per questo si sottolineava che (n. 24).
Nello stesso documento, per l?assistente religioso delle istituzioni sanitarie si ricordava che (n. 40). Egli ? chiamato a (n. 41); e non pu? fare a meno di avvalersi del consiglio pastorale ospedaliero, (n. 42).
In questi ultimi anni, a varie riprese i sussidi di riflessione preparati dall?Ufficio e dalla Consulta nazionale per la pastorale della Sanit? hanno fatto riferimento al bisogno di lavorare insieme. Mi limito a quanto scritto in occasione della Giornata mondiale del malato del 1997: (pag. 14 de Il mosaico terapeutico ? Sussidio della Consulta nazionale CEI per la Pastorale della Sanit?? Edizioni Camilliane, Torino 1996).

L?esperienza della Cappellania del Policlinico di Bari
La Cappellania del Policlinico di Bari ? nata il 20 dicembre 1997 non per un atto di coraggio di qualcuno, ma per un autentico dono di Dio fatto alla Chiesa di Bari, espresso in una coincidenza di fatti concomitanti avvenuti nel giro di alcuni mesi: la fine della presenza della comunit? delle Figlie della carit? nel Policlinico barese ed il desiderio di ?ritornarvi? come operatrici pastorali, la chiusura del presidio ospedaliero ?D. Cotugno? ove operava il sottoscritto, la celebrazione del Capitolo provinciale dei Frati Cappuccini e la nuova destinazione dello stesso nel Policlinico.
La Cappellania ? stata sempre incoraggiata e sostenuta dall?arcivescovo del tempo, mons. Mariano Magrassi, e dai Superiori Maggiori delle Figlie della Carit? e dei Frati Cappuccini di Puglia. Essa ha una propria sede di riferimento nell?ambito ospedaliero. Il suo logo sintetizza ed esprime bene la sua finalit?: molte persone sono riunite in cerchio, al cui centro si staglia una pianticella. Il significato ? chiaro: la comunit? cristiana nella sua interezza pone il malato al centro delle sue premure pastorali, perch? possa superare il momento critico della sua esistenza e della sua fede.
Sin dall?inizio essa ? stata caratterizzata dalla presenza variegata dei componenti: un sacerdote con funzione di coordinatore, un diacono permanente, due suore, laici e laiche. Tutti sono impegnati con un mandato episcopale a servire i malati in modo continuativo (a giorni alterni della settimana), preferibilmente di pomeriggio.
A ciascuno ? stata assegnata una clinica, di cui diventa responsabile - insieme al cappellano - del servizio religioso, espresso con visita ai ricoverati e loro familiari, con momenti di preghiera comunitaria e brevi catechesi, con la distribuzione della Comunione eucaristica, con ascolto e dialogo col singolo malato. L?operatore pastorale indossa un camice bianco insieme ad un cartellino di identificazione: il personale sanitario lo conosce, essendo stato presentato ufficialmente dal coordinatore, e volentieri s?instaura una collaborazione reciproca.
Nel mese di giugno di ogni anno la Cappellania dedica una giornata di ritiro alla verifica dell?anno pastorale appena concluso e alla programmazione del nuovo. La prima si attua con l?esame della realizzazione o meno delle iniziative previste, con l?analisi delle cause, col confronto sui risultati o sulle difficolt? incontrate; la seconda viene stilata in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere, alle strategie pi? opportune che si vogliono mettere in atto, alle tappe da percorrere, alla divisione delle responsabilit? specifiche, al comune impegno per l?unica meta da perseguire.
Nella seconda decade di settembre viene organizzato un pellegrinaggio ad un santuario per vivere insieme l?inaugurazione ufficiale dell?anno: vi partecipano i componenti della Cappellania ed i loro familiari. La giornata serve per la preghiera comunitaria delle lodi e dei vespri, per la celebrazione eucaristica, per la conoscenza approfondita del programma pastorale, per la condivisione dell?agape fraterna, per risvegliare l?entusiasmo in ciascuno.
La seconda domenica del mese di ottobre, durante la celebrazione eucaristica, gli operatori pastorali della Cappellania rinnovano il loro impegno di fedelt? nel servizio ai malati alla presenza della comunit?. In tal modo si raggiungono due scopi: si incrementa la conoscenza della stessa Cappellania e si distribuisce agli interessati il programma pastorale del nuovo anno, raccolto in un fascicolo, come vademecum.
All?inizio dei tempi forti dell?anno liturgico sono previste due giornate di ritiro , che permettono una meditazione approfondita del mistero di Cristo celebrato nell?avvento e nella quaresima, un esame del tratto percorso fino a quel momento, una ricerca delle iniziative pi? opportune per vivere e far vivere il tempo di grazia offerto dalla Chiesa. Costituiscono occasioni propizie di formazione permanente e di maggiore esperienza comunionale per tutti.
In date e occasioni particolari per la comunit? ospedaliera (per esempio: la giornata mondiale del malato, la Via Crucis per i viali dell?ospedale, la preparazione delle palme da distribuire ai malati, gli appuntamenti di Natale, il triduo pasquale, la visita dell?Arcivescovo a ricoverati e loro familiari,?), un incontro specifico della Cappellania serve per la sensibilizzazione di ognuno, per la chiarificazione e l?importanza dell?evento di fede da vivere, per la corresponsabilit? di tutti, per la valorizzazione dei carismi personali.
L?eucaristia domenicale nella chiesa centrale del Policlinico costituisce il momento di arrivo e di partenza dell?impegno pastorale settimanale. Durante la celebrazione sono valorizzati i vari carismi ed i vari momenti: presidenza della celebrazione, ruolo del diacono, servizio di accoglienza dei fedeli, commento alle letture bibliche, contributo del lettore ufficiale della Parola di Dio, animazione dei canti, processione iniziale e presentazione dei doni, raccolta delle offerte, consegna di Ges? sacramentale ai ministri straordinari della comunione da portare ai malati nelle cliniche, annuncio degli appuntamenti dei successivi giorni.
Alla celebrazione della pasqua settimanale prendono parte non solo i malati, i familiari e gli operatori sanitari, ma anche i simpatizzanti e le famiglie delle parrocchie vicine. La messa festiva diventa cos? un momento molto forte della comunit? ospedaliera ed una esperienza umana e spirituale molto profonda: in due anni il numero dei partecipanti si ? triplicato.

Verso un nuovo ministero pastorale?
Alla luce delle molteplici esperienze di Cappellania disseminate nel territorio nazionale, si fa sempre pi? pressante l?interrogativo: nel futuro prossimo o remoto si arriver? alla istituzione di un nuovo ministero pastorale degli operatori di questa comunit? ospedaliera cos? particolare?
"Nei documenti del magistero ? prospettata la possibilit? e l'opportunit? di istituire altri ministeri laicali, che rispondano alle esigenze attuali della comunit? cristiana, ubbidendo ad una regolamentazione piuttosto flessibile. Questo potrebbe avvenire nei settori sia della catechesi che della liturgia, della carit? e dell'assistenza ai malati" ( A. Brusco, La cappellania ospedaliera, in A. Brusco - L. Sandrin, "Il Cappellano d'ospedale ? Disagi e nuove opportunit?, Edizioni Camilliane, Torino, 1993, pag. 104).
Nel 1991 A. Brusco, autore di molteplici e qualificate pubblicazioni nel settore della pastorale sanitaria, ipotizzava laici.
La Conferenza episcopale dell?Emilia Romagna, nella Nota pastorale La Chiesa e l?al di l?, datata 23 aprile 2000, afferma: , destinato per l?accompagnamento delle persone colpite dal lutto. In modo analogo e con pi? urgenza, questo ministero dovrebbe essere istituito per gli operatori della Cappellania. Personalmente sono convinto che presto saranno maturi i tempi per vedere realizzata questa attesa.


CONCLUSIONE: Siamo ai primi passi
E? troppo presto per tirare le conclusioni generali o proporre modelli univoci per la Cappellania ospedaliera: siamo ancora ai primi passi di un cammino originale e impegnativo della comunit? cristiana.
E? tempo di coraggio e di fantasia nello Spirito, di attenzione ai segni dei nuovi tempi della Sanit?, di ricerca e di sperimentazione, di fede in Dio e di fiducia negli uomini, di entusiasmo e di speranza.
E? tempo di riflessione teologica dell?intera comunit? cristiana sul tempo di grazia particolare che ci ? dato sperimentare in modo originale: soprattutto ? tempo di perseveranza e di docilit? al Dio trinitario che ci chiama a vivere la comunione e la missione, l?unit? e la molteplicit? della vocazione battesimale.
E? tempo infine di diffusione delle diverse esperienze in atto della Cappellania ospedaliera a livello nazionale e di confronto stimolante. In tal modo potr? crescere la coscienza e la consapevolezza ecclesiale del nuovo significato di presenza della comunit? cristiana nei tempi e nei luoghi della sofferenza.
Due cose sono certe nella vita di una Cappellania ospedaliera. La prima ? questa: al sacerdote che la guida si applica l?assioma che ordinariamente si riferisce al vescovo: . La seconda ? la seguente:< Nell?organizzazione del lavoro pastorale non tutti devono fare tutto, ma ciascuno deve fare la sua parte>.
Se il futuro appartiene a coloro che sanno sognare, allora a chi s?impegna e s?impegner? nella Cappellania ? riservato un domani ricco di benedizioni divine.

Messina, 21 ottobre 2000
Leonardo N. DI TARANTO




Bibliografia essenziale
* Di Taranto Leonardo N., La cappellania ospedaliera mista ? Una novit? ecclesiale nelle istituzioni sanitarie, Edizioni Camilliane, Torino 1999, pag. 112
* Bambini S., Cappellania ospedaliera e comunit? cristiana, in Anime e Corpi, Rivista bimestrale medico-psicologico-pastorale della sofferenza, a cura dell?O.A.R.I., anno 25 (1988), n. 136
* Brusco A. ? Beconcini G., La cappellania ospedaliera. Aspetti teologici e pastorali. Esperienze pratiche, in Anime e Corpi, anno 28 (1991), n. 156
* Messina R., La cappellania ospedaliera, in Consulta nazionale CEI, Curate i malati La pastorale della salute nella Chiesa italiana, a cura di A. Brusco, Edizioni Camilliane, Torino 1990

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