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FORMAZIONE - BIENNO DI ETICA E UMANIZZAZIONE
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L’OPERATORE PASTORALE NEL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA Bari, 14 novembre 2015 – Casa del Clero - 17/11/2015

Fra pochi giorni papa Francesco aprirà le Porte Sante a Roma e in tutta Italia e nel mondo. Come sempre ha spiazzato tutti e, con un atto di carità e di sensibilità, si recherà prima in Africa ad aprire la Porta Santa della cattedrale di Bangui in Centroafrica, zona devastata dalla guerra. E' un atto di vicinanza apostolica e di monito riconciliatore verso tutto il mondo perché prevalga l'umana compassione, si metta fine alle contese che seminano morte e regnino la pace e la giustizia.

Aprire le Porte Sante fa risuonare l'invito di Giovanni Paolo II: "Aprite le porte a Cristo!".

Nella Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, Misericordiae vultus, Papa Francesco afferma di aver scelto la data dell'8 dicembre, Festa dell'Immacolata, proprio perché coincide con la chiusura del Concilio Vaticano II cinquant'anni fa e questo ci aiuta a non dimenticare la potenza rinnovatrice di una Chiesa che deve aprirsi e andare incontro.

Giovanni XXIII, in apertura del Concilio affermò: "Ora la Sposa di Cristo preferisce usarela medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore". E Paolo VI, a chiusura, parlava di "religione della carità".

Ricordiamo inoltre le parole del profeta Osea: "Misericordia voglio, non sacrificio" (Os. 6,6).

Come operatori pastorali nelle corsie o comunque a contatto con malati a domicilio o in associazioni di e per i malati, dovremmo impegnarci a maturare una visione personale dell'agire che tenga conto della misericordia divina, a volte trascurata e che invece dovremmo esercitarci ad imitare il più possibile. Quindi come incarneremo le parole del Salmo 147: "Il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite" (3.6)? Mi risuonano alcune parole del documento di indizione dell'Anno Straordinario della Misericordia: Riprovare il peccato, ma rispettare e amare il peccatore.

Quindi proverò a segnalare alcuni atteggiamenti di blocco e altri possibili atteggiamenti evolutivi. Si tratta di linee generali per tutti i cristiani, applicabili naturalmente agli operatori pastorali che nel mondo della salute toccano con mano la malattia fisica e la sofferenza psicosociale che spesso conduce il corpo ad ammalarsi. I malati ci parlano, si confidano e l'ascolto può essere banale, pregiudiziale e collusivo con il disagio raccontato o viceversa essere delicato e rispettoso offrendo, al contempo, anche una prospettiva di cambiamento verso il Bene coraggiosamente cristiana.

No a condanne assolute

Sì all'incoraggiamento a convertire la strada storta, e a non peccare

No all'allontanamento e separazione del peccatore

Sì alla premura nel coinvolgimento del pentito che diventa un nuovo catecumeno della fede

Non apporre etichette umilianti che confondono di più ed emarginano la persona

Sì ad un comprensivo abbraccio per ricondurre sulla strada di Cristo

No al lavarsi pilatescamente le mani sulla questione, come censori conformisti della legge

Sì a sporcarsi del sangue di colui che è caduto e del fango della sua strada sbagliata, per rialzarlo

No a tracciare confini di separazione fra esseri umani, facendo della religione solo una bella casa da ammirare dall'esterno

Sì ad aprire le porte della casa di Dio per effonderne il contenuto che è di Dio e non nostro, e quindi appartiene ontologicamente già a tutti

No ai muri, ai fili spinati e ai cancelli chiusi dalla paura

Sì ad accettare il rischio di uscire da se stessi per accogliere

No al pregiudizio della diversità

Sì alla fiducia nella bontà intrinseca dell'altro che è solo mascherata dalla miseria fisica, mentale, economica, spirituale

No alla fede come status di comodità

Sì alla fede caritatevole, che ci scomoda dai banchi di chiese chiuse, e porta Dio fra gli esseri umani

No allo sguardo che si accontenta di fissarsi brevemente sul luogo del tabernacolo

Sì all'ascolto del sussurro di Dio che parla nelle domande della gente, Suo tabernacolo

No al silenzio delle chiese linde all'apparenza, che ci rende sordi al grido dei bisognosi

Sì al rumore della continua pulizia interiore di noi stessi che ci fa attenti alle richieste di amore e di compassione

Non rendere le chiese roccaforti che si sgretolano quando a volte, al loro interno, l'abitudine dei riti mortifica lo Spirito: È ASTRAZIONE MENTALE

Sì al tempio santo che ognuno deve sentire di essere per gli altri in forza del Battesimo che ci abitua alla misericordia e al perdono: È CONCRETEZZA DI AZIONE CREDENTE

No ai laici che delegano ciecamente ogni iniziativa di Bene al clero, riducendo se stessi ad utili servitori che non crescono nella fede

Sì all'impegno di comunione e responsabilità fra fratelli in Cristo che condividono la missione del servizio per i malati e per i sofferenti

No a quel clero che si serve dei laici soltanto per funzioni di utilità, mancando di sostenerli nello sviluppo del servizio a Cristo e alla apertura dell'uomo alla trascendenza liberante

Sì all'armonia dello Spirito che conduce gli umili di cuore a costruire un Regno attraverso la "capacitazione" della fede.

Una volta collocati questi orizzonti di rielaborazione della vita cristiana, occorre rivolgere il nostro pensiero al focus, secondo me, della nostra vita: la Trinità, per rendere il nostro vissuto trinitario.

LA TRINITA' SI RIPETE A FONDAMENTO DELLA AZIONE DI DIO NELLA VITA:

Dio ne è il punto di partenza e quello di arrivo. In ogni triade possiamo riconoscere non solo due polarità (non opposti) ma la novità è in un punto ulteriore che possiamo chiamare conciliatore delle due parti in causa e che indica dove si dirige l'energia trinitaria a creare sviluppo verso il Bene:

DIO - CRISTO - SPIRITO SANTO

FEDE - SPERANZA - CARITA'

MALATTIA - COMPASSIONE - GUARIGIONE INTERIORE

CRISTO - UMANITA' - SALVEZZA

FERITE - MISERICORDIA - ACCOGLIENZA

FERITA SANATA- TESTIMONE - RISVEGLIO DELLA FEDE E SEQUELA

CHIUSURA DELL'ANIMA - DONO DELL'ASCOLTO - APERTURA AGLI ALTRI

PADRE MISERICORDIOSO - FEDE E ACCOGLIENZA - PENTIMENTO E RINNOVO DELLA VITA

BUON SAMARITANO - VIOLENTATO - SALVEZZA INCONDIZIONATA E 'SENZA NOME'

OGNI "SENZA NOME" - CRISTIANO - DIO "SENZA NOME" = TUTTO

Questi sono degli esempi e se ne possono trovare molti altri se meditiamo sulla vita cristiana. In questo atteggiamento trinitario di cammino verso il Bene devono collocarsi tutte le azioni dell'operatore pastorale. Egli sia in chiesa, sia con gli ammalati, sia verso i poveri che verso gli oppressi, sia in famiglia sia verso i lontani, non dimenticherà mai di essere un SENZA NOME, mediatore di Dio verso l'umanità in quanto tutti apparteniamo al TUTTO.

Credo che così si possa fare ogni giorno esperienza di Dio e donare la Sua, non la nostra energia dovunque il bisogno lo richieda, piantando semi di felicità e giustizia misericordiosa nel cuore degli altri.

Bari, 14 novembre 2015 Ornella Scaramuzzi

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