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LUMEN FIDEI (aiuto alla lettura di Ornella Scaramuzzi) - 14/11/2013

LUMEN FIDEI

(aiuto alla lettura di Ornella Scaramuzzi)

La prima enciclica di papa Francesco è dedicata alla luce della fede. Lui stesso, al n.7 della lettera, ringrazia il suo predecessore, papa Benedetto XVI, per la prima stesura dell'enciclica, a cui poi lui ha dato continuità e respiro personale. Infatti "fede, speranza e carità costituiscono il dinamismo dell'esistenza cristiana verso la comunione piena con Dio". E non dimentichiamo che papa Ratzinger aveva già scritto le encicliche Spe salvi e Deus caritas est. Inoltre non è ancora terminato l'anno della fede, indetto da Benedetto XVI nel 2012, nel 50° anniversario del Concilio Vaticano II.

La lettera si articola in una introduzione (nn.1-7) che inquadra il perché dell'opera e spiega quale è il contesto storico di indifferentismo religioso a cui si rivolge, nonché l'obiettivo che vuole raggiungere. Seguono: il primo capitolo (nn. 8-22) che tratteggia lo sfondo biblico-teologico; il secondo (nn. 23-36) che presenta la filosofia e l'antropologia della fede; il terzo capitolo (nn. 37-49) che aiuta a riflettere sulla trasmissione della fede nella Chiesa; infine il quarto capitolo (nn. 50-56) ci parla di una fede che esce nelle strade e diventa missione. E poi la breve conclusione negli ultimi due numeri (57-58) dello stesso capitolo, che convogliano l'attenzione del lettore su Maria.

Lo stile risente della duplicità degli autori: infatti in alcuni punti è possibile riconoscere la mano diversa, ma prevale il parlare in prima persona, l'espressione diretta e appassionata verso i fedeli, la voce esplicativa nei passaggi letterari difficili e l'applicazione immediata alla vita del vero cristiano, cose alle quali ci sta svegliando papa Francesco con il suo candore evangelico. Una enciclica, dunque, che cominciamo a sentire indirizzata a ciascuno di noi.

Introduzione

Risaliamo alla fonte: nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice di sé: <<Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre>> (Gv 12,46). Quindi Gesù è la luce che illumina il mondo se viene accolto nella vita dei credenti.

Tuttavia nel mondo moderno si ritiene che la fede sia una panacea per l'uomo immaturo non ancora illuminato pienamente dalla ragione. Si tratta di quell'assunto illuminista che ha contrapposto la ragione alla fede.

Dobbiamo domandarci allora: credere si oppone alla ricerca della verità? In base a ciò, la fede sarebbe da assimilare al buio o andrebbe intesa come un salto nel vuoto dove la ragione non ancora giunge con la sua luce. Così vediamo che, prevalentemente, l'uomo moderno rinuncia alla ricerca di una luce-verità che, attingendo al mistero della fede, apre la strada.

La luce della fede non è circoscritta, perché non proviene dalla mente dell'uomo ma dalla fonte originaria che è Dio che, per dono soprannaturale, svela il suo amore, rispondendo così alla creatura che lo cerca. Come in una stanza con le tapparelle abbassate, se accendiamo tante torce (le luci della ragione umana), non saremo comunque mai capaci di illuminare gli angoli più riposti, e se invece solleviamo le serrande e apriamo le finestre la luce piena del sole illumina l'interno, così avviene se, attivamente, cioè per nostra libera scelta di cercatori del trascendente, apriamo le porte e le finestre alla luce dirompente della fede in Dio.

La luce procede meravigliosamente dal passato in quanto scende dalla persona umana e divina di Gesù che ha amato fino a dare la vita per noi, ma anche dal futuro perché, nella certezza della sua Risurrezione, si è aperto l'orizzonte di pienezza certa per il cristiano. Così la domanda: Sentinella, quanto manca della notte? perde l'angoscia del nulla e si apre alla speranza di un'alba senza tramonto.

Dai primi cristiani, infatti, la fede era considerata "madre perché li faceva venire alla luce", alla luce del Cristo.

Capitolo primo - Abbiamo creduto all'amore

(Sfondo biblico-teologico)

La fede cristiana non è legata a un luogo e a un tempo ma ad ogni persona (n. 8). Si tratta, in sostanza, di fede personale: infatti Abramo sente la voce di Dio che gli rivolge la Parola chiamandolo e gli fa una promessa (n. 9). Abramo si fida di Dio, entra nello spazio di Dio e così i suoi passi procedono, meno incerti, sulla via della promessa, in un futuro di speranza. Quindi l'uomo riceve forza affidandosi al Dio fedele (n. 10). E Dio promette fecondità di vita per le future generazioni, mostrandosi dunque Padre (n. 11), svelando all'uomo, con l'Amore, la sua capacità e possibilità di amare gli altri.

La rivelazione di Dio diventa, per Israele, memoria della sua propria storia sotto la guida costante del Padre (n. 12). Ma il cammino è impervio, costellato di incredulità, di infedeltà, di stanchezza, di idolatria; la fede esige pazienza e costanza nell'accogliere il mistero anche se non è tangibile. Occorre quindi rinunciare ai tanti idoli e cercare l'unità, lasciandosi trasformare e plasmare duttilmente da Dio che propone di ricondurre a sé i suoi figli (n. 13).

Mosè è il mediatore, l'emblema dell'amore condiviso fra Dio e gli uomini. I Patriarchi si sono salvati per la "fede in Cristo che stava per venire, fede quindi nella promessa di Dio salvezza del suo popolo". Gesù è la Parola eterna di Dio donata all'uomo in un atto d'amore.

"La fede cristiana è dunque fede nell'Amore pieno, nel suo potere efficace, nella sua capacità di trasformare il mondo" (n. 15).

"La morte di Cristo svela l'affidabilità totale dell'amore di Dio, alla luce della sua Risurrezione" (n. 17), in quanto capace di illuminare anche le tenebre della morte. La Risurrezione del Figlio di Dio ci assicura la vita eterna mostrandoci ancora il totale Amore del Padre per le sue creature. Ciò dimostra che Dio continua ad agire nel mondo. Tuttavia l'uomo del nostro tempo non percepisce più Dio come co-presente e quindi o lo nega o lo immagina altrove e impassibile. Ma il cristiano, per la sua fede, sa che Dio "si è fatto incontrabile" nella vita reale attraverso la venuta del Figlio suo nella storia dell'umanità (n. 17).

"La fede non solo guarda Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù con i suoi occhi" (n. 18). Nella vita quotidiana, quando vogliamo far bene là dove scarseggiano le nostre capacità, ci fidiamo di esperti, così nelle cose di Dio ci dovremmo fidare di colui che ci fa conoscere Dio perché vive in relazione col Padre. Assumere Gesù nella nostra vita di cristiani ci impegna a vivere il cammino della fede orientata verso Dio, da creature nuove rivestite di Cristo.

Infatti fede non è mettere al centro le proprie buone opere, ma fede è riconoscere la sorgente inesauribile della Vita. Il Papa (n. 19) così continua: "L'inizio della salvezza è l'apertura a qualcosa che precede, a un dono originario che afferma la vita e custodisce nell'esistenza. Solo nell'aprirci a quest'origine e nel riconoscerla è possibile essere trasformati, lasciando che la salvezza operi in noi e renda la vita feconda, piena di frutti buoni. … Riassume S. Paolo: <<Per grazia infatti siete stati salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio>> (Ef 2,8)".

Il credente si apre all'Amore, nella fede, e così, abitato dallo Spirito, si trasforma (n. 21).

La fede assume quindi il suo aspetto ecclesiale: infatti poiché i cristiani sono tutti in Cristo, essi sono "uno" senza perdere l'individualità, in una comunione di credenti. E la fede, formata nell'ascolto della Parola, presto diventa annuncio operante fra gli altri nel mondo.

Ricordiamo l'episodio evangelico della Samaritana al pozzo di Sichem (Gv 4,5-38), che, solo quando riconosce Cristo come Via, Verità e Vita, Fonte di un'acqua viva che non dà più sete, ha la fede e, solerte, si muove per annunciare agli altri la grazia ricevuta.

Capitolo secondo - Se non crederete, non comprenderete (Is 7,9)

(Filosofia e antropologia della fede)

Il versetto del profeta Isaia, in ebraico, è molto più eloquente in quanto dice: <<Se non crederete, non resterete saldi>>, facendoci intendere che Dio è fondamento incrollabile dell'alleanza stipulata con il suo popolo. L'uomo, dal canto suo, è fragile, indeciso, pauroso ma anche vanaglorioso, incline a sbagliare e quindi va esortato a tenere lo sguardo fisso in Dio per trarne, umilmente, la sua fortezza. E' Dio che accompagna il passo incerto delle sue creature! (n. 23).

L'uomo quindi ha bisogno di conoscenza, di verità e, continua papa Francesco: "La fede, senza verità, non salva, non rende sicuri i nostri passi. Resta una bella fiaba, la proiezione di nostri desideri di felicità, qualcosa che ci accontenta solo nella misura in cui vogliamo illuderci. Oppure si riduce a un bel sentimento …". Non possiamo quindi essere cristiani di pasticceria, per usare un'altra espressione del Papa, quelli che cioè servono in piatti d'argento belle misture che non hanno preparato loro, perché invece, "proprio per il suo nesso intrinseco con la verità, la fede è capace di offrire una luce nuova, … perché essa vede più lontano, perché comprende l'agire di Dio, che è fedele alla sua alleanza e alle sue promesse" (n. 24).

Credo che queste parole siano esplosive e nuove, e, se bene intese, ci fanno sentire dentro la nostra pelle il Dio del Vangelo, il Dio con noi.

Oltre la verità della scienza e della tecnologia esiste la verità del singolo individuo che consiste nell'essere conforme alla sua intima coscienza tesa verso il bene comune.

Ma in che modo la religione cristiana aiuta a che la frase precedente non sia solo un tema di relativismo etico sociale?

S. Paolo dice: <<Con il cuore si crede>> (Rm 10,10) perché il cuore è il centro dell'uomo dove, intorno all'unica legge dell'amore, si unificano tutte le dimensioni umane. E' per questo che la persona che sente di essere amata da Dio, è in grado di vedere la fonte luminosa del suo credere e riconosce la sua fede (n. 26).

Contro l'assunto filosofico di Wittgenstein che paragona la fede ad un buon sentimento come l'innamoramento, riducendolo ad esperienza soggettiva, la Chiesa afferma che l'amore è relazione, è fiducia nell'altro con il quale si cerca la verità comune su cui fondare la vita e il cammino. Amore e verità insieme possono far trascendere l'io e il tu e generare il noi, mediatore nuovo, che continua a procedere dinamicamente per aprirsi all'Amore totale di Dio. Non è questo forse fedeltà e fede?

"Amore e verità- dice il Papa - non si possono separare". San Gregorio Magno diceva che 'l'amore stesso è una conoscenza' (n. 27), un nuovo modo condiviso di guardare il mondo.

La fede cristiana origina dall'ascolto di un Dio fedele che parla all'uomo: dunque si tratta di una conoscenza personale a cui l'essere umano può rispondere con un sì, scegliendo di obbedire (ob-audire) e di seguire. Di qui consegue che la fede non è mai statica, raggiunta in una volta sola (come la luce iperuranica della filosofia greca), ma cresce alimentata dal dubbio dinanzi agli ostacoli che l'esistenza pone a ciascuno.

Nella Bibbia, vedere ed ascoltare, sono due funzioni sensoriali impegnate nella conoscenza della fede (n. 30). Più volte l'evangelista Giovanni richiama le due funzioni, quando parla di pecore che riconoscono la voce del pastore e lo seguono, o quando i Giudei che assistevano alla risurrezione di Lazzaro, vedendone i segni tangibili, credettero in Gesù. Anche la Maddalena, che giunta al sepolcro vuoto ha riconosciuto la voce del Maestro, corre dai discepoli e fa la sua appassionata e brevissima professione di fede: <<Ho visto il Signore!>> (Gv 20,18).

Credere è quindi udire e vedere con lo sguardo fisso in Gesù , nasce cioè da un incontro personale con Cristo, cardine della nostra fede.

Continua papa Francesco al n. 31: "Con la sua Incarnazione, con la sua venuta tra noi, Gesù ci ha toccato e, attraverso i Sacramenti anche oggi ci tocca".

Il dialogo tra fede e ragione

Nei nn. 32 e 33 il Santo Padre afferma che fede e ragione si pongono in dialogo e non in contrapposizione, integrandosi efficacemente, come dimostra la ricerca di verità fatta da S. Agostino. "Il suo incontro con il neoplatonismo gli ha fatto conoscere il paradigma della luce che discende dall'alto per illuminare le cose, ed è così un simbolo di Dio. In questo modo, S. Agostino ha capito la trascendenza divina e ha scoperto che tutte le cose hanno in sé una trasparenza, che potevano cioè riflettere la bontà di Dio, il Bene". Tuttavia la vera e propria conversione avvenne in lui quando sentì chiara una voce interiore che lo invitava a leggere il capitolo 13° della lettera ai Romani. Dopo di ciò comprese che la luce è quella della Parola, come Verbo incarnato e Volto e voce del Dio vivente: nessuna contrapposizione quindi ma unificazione di fede e visione della mente.

Il Papa, inoltre, mette in guardia da ogni tendenza ad un razzismo elitario della fede. Infatti, dice: "La fede" - che nasce dall'Amore - "non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l'altro" (n. 34), è umile e rende testimonianza nel dialogo con tutti, non è distaccata ma partecipa anche del mondo materiale creato che la ricerca scientifica cerca di penetrare, ma il mistero è sempre più grande.

La fede e la ricerca di Dio

Anche nei confronti dei seguaci delle altre religioni il cristiano offre il proprio contributo testimoniando che il suo Dio si prende cura di lui e lo si può riconoscere in tutto ciò che è bellezza o nelle esperienze della vita in cui si rivela, attraverso la luce della fede, come Dio prossimo "e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero" (n. 35).

E con una frase di universale speranza, Papa Francesco dice: " Chi si mette in cammino per praticare il bene si avvicina già a Dio, è già sorretto dal suo aiuto, perché è proprio della dinamica della luce divina illuminare i nostri occhi quando camminiamo verso la pienezza dell'amore".

Quanto poi al rapporto fra fede e teologia, poiché Dio è Soggetto che si manifesta e si fa conoscere, egli non è accessibile con lo sforzo della ragione ma nella misura in cui il teologo è capace di accogliere, con l'intelligenza del cuore , la Parola che Dio gli rivolge come eterno dialogo di comunione (n. 36).

Capitolo terzo - Vi trasmetto quello che ho ricevuto

(La trasmissione della fede nella Chiesa)

Il dono della fede ricevuto non si può trattenere e si propaga agli altri in quanto parola luminosa, espressione e specchio di Cristo, come è assolutamente evidente, per esempio, nella vita di S. Francesco. E la fede se ben seminata, cioè testimoniata, produce nuove piante e nuovi frutti.

Tuttavia la continuità generazionale della fede viene assicurata se restiamo innestati a "quel soggetto unico di memoria che è la Chiesa" per azione dello Spirito Consolatore emanato da Cristo sulla croce (n. 38). Qui apprendiamo che oltre ad una dimensione personale con Dio, abbiamo una dimensione relazionale di fede con gli altri, un ambito di comunione. "Per trasmettere tale pienezza esiste un mezzo speciale … sono i Sacramenti, celebrati nella liturgia della Chiesa. In essi si comunica una memoria incarnata" (n. 40).

I Sacramenti della fede

A) Il Battesimo è l'innesto che ci fa nuove creature e figli di Dio ma viene conferito da una comunità ecclesiale che testimonia e trasmette tale dono di Dio. Perciò si invoca la Trinità, perché è in quella relazione che vogliamo entrare, e l'acqua parla di purificazione e allo stesso tempo ci dice che stiamo attingendo alla fonte della Vita, diventando figli adottivi di Dio. Ciò è ancora più evidente quando ci si avvicina al Battesimo da adulti, perché il catecumenato indica appunto i passi necessari per lasciare l'uomo vecchio per rivestirsi di Cristo e muoversi alla sua sequela (n. 43).

B) L'Eucaristia, divino pane quotidiano. "Nell'Eucaristia troviamo l'incrocio dei due assi …": da una parte l'asse della storia: Gesù che comanda di fare questo in memoria del suo atto oblativo per tutti sulla croce e della sua Risurrezione; dall'altra parte c'è l'asse che per fede ci conduce nella profondità del mistero eucaristico. Nella transustanziazione noi siamo certi che pane e vino sono corpo e sangue di Cristo. A me pare che entriamo così nella tridimensionalità dell'eterno presente di Dio e vi partecipiamo così già da ora, nella vita terrena. E' una conferma che il Regno si costruisce non in futuro ma già qui nell'atto di partecipare all'Eucaristia: in sostanza lo stiamo già costruendo se ci sforziamo, non di comportarci formalmente, ma di essere buoni cristiani in cammino nel Regno di Dio (n. 44).

C) La fede ha altri perni rappresentati dal Credo, preghiera trinitaria, dal Padre nostro, preghiera che ci fa vedere la vita con gli occhi di Cristo che l'ha insegnato ai suoi, o con l'osservanza del Decalogo, che, dice Papa Francesco: "non è un insieme di precetti negativi, ma di indicazioni concrete per uscire dal deserto dell'<<io>> autoreferenziale" e lasciarsi abbracciare dalla misericordia di Dio. Un ulteriore pilastro della nostra fede è anche il Discorso della montagna (Mt 5-7) (n. 46).

L'unità e l'integrità della fede

Nel nostro tempo parcellizzato, sembra impossibile condividere una verità unica, perché ciò sembrerebbe inficiare la libertà di pensiero di ciascuno. "Invece proprio nell'amore è possibile avere una visione comune" perché lo sguardo è fisso in Cristo verità.

Il segreto di tale unità della nostra fede poggia su tre basi: 1) l'unità del Dio conosciuto e confessato; 2)si rivolge al Signore Gesù Cristo incarnato e risorto per noi; 3) "è condivisa da tutta la Chiesa che è un solo corpo e un solo Spirito" (n.47).

Capitolo quarto - Dio prepara per loro una città

(La fede esce nelle strade)

Questo quarto capitolo fa subito venire in mente le parole di don Tonino Bello : "In piedi, costruttori di pace!". Gesù che ha saputo penetrare l'asse della profondità verso Dio, già sulla Terra, non manca ora di fare il percorso inverso verso di noi e di gioire per ogni mattone posto dalla 'cooperativa' dei cristiani per la costruzione del Regno.

"Proprio grazie alla sua connessione con l'amore, la luce della fede si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace". "La fede non allontana dal mondo e non risulta estranea all'impegno concreto dei nostri contemporanei". Infatti non sono l'utilità e gli interessi che tengono unite le persone spesso connesse da paura ed esercizio di potere gli uni sugli altri, ma capire che la fede è essa stessa bene comune condiviso e la società, che la pone al centro, si articola secondo dinamiche altruistiche, di compartecipazione, di solidarietà verso i più deboli camminando con speranza (nn. 50-51).

La fede e la famiglia

La prima cellula della società, la famiglia, si fonda su una relazione di reciproca fiducia e affidamento e su un testimone assoluto, Dio. Il percorso difficile del rinnovare il proprio sì nel rispetto e nella lealtà, non riduce gli ostacoli dell'esistenza, ma matura un'integrazione nel "noi" da cui può scaturire la vita dei figli. E' dal rinnovarsi di fiducia e amore che i figli imparano lo stesso alfabeto divino dell'amore che poi entra in risonanza con il sentire e il linguaggio di tutta la comunità cristiana di appartenenza, per ulteriormente estendersi alla società e al mondo.

"Nel procedere della storia della salvezza, l'uomo scopre che Dio vuol far partecipare tutti, come fratelli, all'unica benedizione, che trova la sua pienezza in Gesù" (n. 54), ma continuamente ci mette alla prova nelle relazioni con gli altri, specchio del volto di Cristo. La fede ci conferma che nessuno è escluso dall'amore di Dio, verità questa che riassume insieme Incarnazione, Vita, Morte e Risurrezione di Cristo. Se non c'è questo, ecco che viene presto smarrita la responsabilità morale degli uni verso gli altri perché si è smarrito, nelle coscienze, il collante fondamentale che è l'amore di Dio. "Se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, si affievolirà la fiducia tra di noi, ci terremmo uniti soltanto per paura, e la stabilità sarebbe minacciata" (n. 55).

Una forza consolante nella sofferenza

Due numeri sono dedicati poi alla pesante ombra della sofferenza che non alberga solo nella malattia psicofisica ma anche nelle ingiustizie che fanno soffrire i deboli e interi popoli, perché la causa vera è l'indifferenza e l'egoismo planetario.

<<Ho creduto anche quando dicevo: sono troppo infelice>> dice il salmo 116. Ecco che la fede costituisce un ancoraggio forte nelle imprevedibili sofferenze e talvolta, se si teme di perderla, ciò dimostra che era diventata fede abitudinaria e che va rispolverata, rinnovata, ricollegata all'esperienza dolorosa del presente perché aiuti a trovare un senso che apra ad una speranza diversa e più forte. Nulla è perduto quando riconosciamo Cristo come nostro baricentro, anche ciò che la ragione umana non può accettare. I nostri conti, a volte, sono un po' come quelli della serva che aspetta una retribuzione; mentre non tengono conto della gratuità di Dio che è sempre all'opera misericordiosa verso le sue creature talvolta infelici (n. 56). "Perfino la morte -dice il Papa - risulta illuminata e può essere vissuta come l'ultima chiamata della fede, l'ultimo <<Esci dalla tua terra" (Gen 12,1), l'ultimo <<Vieni!>>" a cui rispondere ancora: Eccomi! Questa fede produce conversione interiore e cambiamento di sguardo sui mali dell'esistenza: in Cristo passiamo dalla passività e dalla sottomissione pavida alla presa di coscienza e all'iniziativa coraggiosa, dall'interesse limitato al proprio tornaconto che spesso grava direttamente o indirettamente sugli altri, al far posto prima di tutto ai più deboli e indifesi. Ce lo insegna Cristo e ce lo chiede imperiosamente la vita. Il buon Samaritano risponde al grido di dolore che lo inchioda e lo interpella dentro il suo cuore fino a non poter fare a meno di intervenire nell'aiuto, anche oltre ogni possibilità e misura. Perché questa è la misura dell'amore. Condividere il dolore non è mai un fiore all'occhiello di un qualche benefattore con varia etichetta. E', invece, sentire la dolorosa urgenza di spartire il carico di fatica e solitudine che il malcapitato sta vivendo non per masochismo ma con la gioiosa forza che proviene da Cristo, perché lui ha fatto così.

Grandi Santi sono stati illuminati interiormente dalla cristofania del lebbroso, del povero, dell'umiliato, del derelitto, del senza nessuno e sono diventati accompagnatori ed esempio nel cammino di ritorno al Padre.

Ci esorta quindi, papa Francesco, a non farci rubare il nostro unico bene, la speranza in Cristo, prima e divina testata d'angolo, Lui che ha voluto chinarsi sull'uomo fino a condividerne la vita.

Conclusione - Beata colei che ha creduto

Infine, gli ultimi due numeri, 58 e 59, sono dedicati alla vergine Maria, icona perfetta della fede. Con il suo , nell'umanità si fa posto a Dio, al Messia venuto nella pienezza dei tempi. Ardente di gioia è il suo Frutto comeardenti di dolore sono le sue lacrime di madre sotto la Croce, ma il suo cammino di fede è completo e indicativo per noi cristiani, perché Maria non ha mai cessato di vivere per il suo Cristo. Anche con la sua intercessione, Gesù ci attira a sé per poterci salvare.

Il testo si conclude con una preghiera di invocazione a Maria, perché tempri la nostra debole fede.

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